Musei e Gallerie

Centro di Cultura Sociale e di Ricerche Archeologiche Storiche e Ambientali

Da oltre quarant’anni, il Centro di Cultura Sociale e di Ricerche Archeologiche Storiche e Ambientali opera come presidio attivo di memoria, ricerca e tutela del patrimonio salentino. Fondato nel 1977, promuove studi storici, ambientali e archeologici, contribuendo in modo concreto alla conoscenza e alla valorizzazione del territorio.

Grazie all’impegno di studiosi, volontari e appassionati, ha documentato siti antichi, recuperato tradizioni, mappato riti e segni del sacro, facendo della ricerca un ponte tra la comunità e il paesaggio. Le sue pubblicazioni, gli scavi, le collaborazioni scientifiche e le attività divulgative hanno trasformato Giuggianello in un piccolo laboratorio culturale a cielo aperto.

Non è solo un centro studi: è una casa della memoria condivisa, dove il passato continua a parlare con voce limpida, e il futuro si costruisce nella cura.

MEDAA

Museo Demo-Antropologico sulla Civiltà Contadina

Attualmente chiuso per riallestimento, il MEDAA nasce all’interno delle attività del Centro di Cultura Sociale e di Ricerche Archeologiche Storiche e Ambientali di Giuggianello, con l’intento di preservare e trasmettere la memoria della civiltà contadina salentina. Oggetti di uso quotidiano – donati dagli stessi abitanti – diventano “oggetti comunicatori”: strumenti attraverso cui leggere abitudini, relazioni, mestieri e rituali di un mondo che ha plasmato l’identità di questa terra.

L’allestimento, inaugurato nel 2010 a Palazzo Lubelli, si propone come spazio vivo, aperto non solo a visitatori e scuole, ma soprattutto alla comunità locale, con l’intento di generare dialogo e appartenenza. Il percorso espositivo tocca temi centrali della vita rurale: la cerealicoltura, la tessitura, la pastorizia, i giochi, l’acqua, i gesti domestici.
Ad accogliere il visitatore, le parole di Primo Levi: perché anche un ferro da stiro, una sporta o una fotografia, sono custodi di memoria e identità.

MiMe

Ecomuseo Miti e Megaliti

Il MiMe nasce come progetto intercomunale che unisce Giuggianello, Minervino di Lecce, Cocumola e Specchia Gallone in un patto condiviso di valorizzazione del territorio. È un ecomuseo a cielo aperto, dove i paesaggi diventano racconto e le pietre custodiscono i segni del mito.

Lungo antichi sentieri, tra dolmen, menhir e rocce leggendarie, si intrecciano memorie orali, gesti rituali e tracce archeologiche. La figura di Ercole, le favole di ninfe e fanciulli, i culti precristiani e le storie contadine compongono un immaginario vivo, da ascoltare camminando.

Promosso e gestito dal Centro di Cultura di Giuggianello, il MiMe coinvolge scuole, cittadini, visitatori e studiosi in attività partecipative che restituiscono senso al paesaggio. Un museo senza pareti, dove il passato dialoga con il presente, e la comunità diventa custode del proprio patrimonio.

MIO

Museo Ipogeo dell’Olio

Scavato nella pietra tufacea a più di tre metri di profondità, il MIO racconta una delle anime più antiche del Salento: quella dell’olio e del lavoro invisibile che lo ha reso possibile. Datato agli inizi del Settecento e restaurato nel 2008, il frantoio ipogeo si apre come un ventre di memoria sulla vecchia “Serravecchia”, antico tracciato viario della zona.

Quindici scalini conducono a un ambiente di 850 mq, dove macine, torchi, vasche e canalizzazioni raccontano la lunga corsa dell’olio, tra ritualità e tecnica. Le “sciave” per lo stoccaggio, le botole d’aerazione, i graffiti incisi sulle pareti – tra cui una rara scacchiera araba – restituiscono un mondo sospeso tra fatica, ingegno e contaminazioni culturali. I trappitari, uomini di mare in inverno e contadini in estate, vivevano qui per mesi, tra ombre e fuoco, tra lavoro e silenzio.

Oggi il sito, di proprietà del Centro di Cultura, è visitabile su prenotazione e conserva intatto il respiro profondo di un Sud che ha saputo trasformare la terra in oro.

Bosco Paletta

 Un rifugio verde tra le pietre e il vento. A pochi passi dai megaliti di Giuggianello, si apre un frammento di paesaggio poco conosciuto e profondamente autentico: il bosco Paletta. Una piccola riserva di biodiversità, dove la terra conserva il passo lento della natura e gli alberi sembrano custodire gesti antichi.

Qui cresce una quercia da sughero autoctona, considerata la più orientale d’Italia: una presenza rara e simbolica, che conferisce al luogo un valore botanico e identitario. Intorno, un intreccio di essenze mediterranee, sentieri tra le foglie, muretti a secco. dai quali è possibile scorgere il Canale d’Otranto e, nelle giornate più limpide, le isole greche e le montagne albanesi.

 

Il bosco Paletta è un luogo che si offre a chi cerca tempo, respiro, equilibrio. Un angolo di Salento che parla sottovoce e invita a rallentare, camminare, osservare.



La Cutura

Alle porte di Giuggianello, in un’area che conserva intatta la sua vocazione rurale e silenziosa, La Cutura ha trasformato la pietra in paesaggio e il paesaggio in un giardino del mondo. Su oltre trenta ettari, intorno a una masseria del Settecento, si estende oggi uno dei più affascinanti giardini botanici del Sud Italia: un luogo dove piante esotiche e specie rare convivono con essenze della macchia mediterranea.

Ginepri, mirti, lavande, corbezzoli, timi e lecci si intrecciano a collezioni straordinarie, in un racconto botanico che parte dal Salento e si apre al mondo. Qui la biodiversità è custodita, narrata, coltivata come patrimonio culturale. La Cutura non è solo un giardino: è un laboratorio a cielo aperto che ha saputo restituire al territorio il suo respiro naturale più profondo.

Museo ipogeo dell'olio di Giuggianello:
un viaggio nella storia dell'olio

Autentica testimonianza della secolare tradizione olearia del Salento è scavato interamente nella roccia tufina a 3,5 metri di profondità, questo antico frantoio risale ai primi del '700 e si estende per ben 850 mq, offrendo un'immersione unica nella storia contadina locale.

Un Frantoio Sottoterra: Vita e Lavoro

Attraversando i quindici gradini che conducono all'interno, scoprirete l'ingegnoso ambiente di lavoro dei "trappitari" (i frantoiani). Il cuore del frantoio è la grande macina in pietra, dove le olive venivano trasformate. Intorno ad essa, le quattordici "sciave" servivano ad accumulare il prezioso frutto, mentre sistemi di areazione naturali e diversi tipi di torchi ("alla calabrese" e "alla genovese") completavano l'attrezzatura.
Qui, la vita era scandita dal ritmo della produzione: i frantoiani, spesso marinai d'estate, si ritiravano in questi ambienti sotterranei per l'intero inverno, lavorando e vivendo senza sosta. Il museo ripercorre ogni fase della produzione dell'olio: dalla macinatura, mossa dalla forza di un mulo, alla spremitura nei "mammareddha" e "lu conzu", fino alla raccolta dell'olio che, attraverso canali sotterranei, confluiva nell'"ancilu" e nel "nfiernu".

Segni Nascosti: Graffiti e Cultura

Le pareti in tenera pietra leccese custodiscono affascinanti graffiti: mani, date, croci e, sorprendentemente, lo schema dell'Alquerque (o Quirkat). Questo antico gioco da tavolo di origine mediorientale, antenato della dama, è una testimonianza tangibile delle profonde contaminazioni culturali che hanno caratterizzato il Salento nel corso dei secoli.

Un Patrimonio Restaurato e Accessibile

Il frantoio ipogeo è stato oggetto di un meticoloso restauro nel 2008, con ulteriori miglioramenti nel 2017 per quanto riguarda l'illuminazione e la spettacolarizzazione del sito. Oggi, il Museo Ipogeo dell'Olio è gestito dal Centro di Cultura Onlus di Giuggianello ed è aperto al pubblico su prenotazione, offrendo un'occasione unica per esplorare un pezzo autentico della storia e della cultura salentina.